la voce delle protagoniste…

L’erotismo è un gesto, una trasparenza, uno sguardo che sfocia in una contaminazione di sensi, e ne suggerisce delicatamente, senza dichiararne, l’essenza.
CLAUDIA
Se l’erotismo è uno scandalo, allora la mia libertà è un atto d’amore.
ROBERTA
L’erotismo è bellezza viva, vibrante, pulsante. È presenza, contatto, carne. È sguardo, desiderio, pelle che sfiora altra pelle, emozione che vibra al di là della posa. Eppure, ancora oggi, la società tende a nasconderlo, a censurarlo, a relegarlo nel tabù. Lo confonde con la pornografia, ne teme la forza, la potenza sensuale, la libertà che rappresenta. L’erotismo non ha bisogno di corpi perfetti: trova la sua vera forma nei corpi reali, segnati dal tempo, dalle esperienze, dalle imperfezioni che raccontano storie. Le rughe, le cicatrici, la cellulite, le curve più morbide sono parte di una sensualità profonda, autentica, che sfida l’omologazione estetica e il culto del corpo patinato. Nell’arte, nella fotografia, nel gesto quotidiano, l’erotismo si manifesta come celebrazione dell’essere umano nella sua totalità, fisica ed emotiva.
Ma è proprio quel tipo di verità — sensuale, imperfetta, libera — che fa paura e viene oscurata. Eppure, è lì che vive la bellezza più intensa: nel desiderio non addomesticato, nell’intimità non censurata, nell’erotismo che non chiede il permesso per esistere.
MICHELA

hanno scritto…

«Questa foto contiene contenuti delicati che alcune persone potrebbero trovare offensivi e fastidiosi.»
Quanti di noi hanno dovuto fare i conti con la censura del nuovo puritanesimo social a stelle e strisce e dell’omogeneizzazione delle immagini?
Noi giornalisti conosciamo tanto i rischi che ormai autocensuriamo scatti di copertina che finiranno sulle bacheche pubbliche della nostre testate. Tette, culi e atti osceni possono essere aggiunti soltanto all’interno dell’articolo.
La libertà di certe copertine dell’Espresso sarebbe oggi impensabile. Il nostro immaginario è regredito, scaduto dentro la pornografia dilagante e quasi ignora la sperimentazione dell’arte.
L’uomo civilizzato prodotto dell’AI è un asceta della vita come diceva Max Scheler, che esonera il corpo disturbante. Mapplethorpe oggi non potrebbe pubblicare nulla, figuriamoci Irina Ionesco. E The Napalm Girl, una foto pluripremiata, commovente e puro fotogiornalismo, infatti, è stata espunta da Facebook qualche anno fa per la nudità infantile.
La nuova oscenità per citare Baudrillard è solo foodporn. Merce, marchi, visione estetizzante di un paesaggio e di corpi pieni di filtri.
Cosa provo di fronte alle foto erotiche di Nicola Loviento, che negli anni ha dovuto, per i social, normalizzarsi ed espellere il nudo e adeguarsi talvolta alle stelline sulle tettine?
Le sue foto sono senza dubbio bordello senza muri. E qualcuna mi disturba, lo ammetto. Negli anni ho trovato alcuni suoi lavori molto forti, mai pornografici, ma forse degradanti. Ma è il corpo a degradarci, il sesso è sempre sottomissione, secondo alcune concezioni femministe che sento incistate dentro il mio sguardo.
Ho sempre apprezzato dei suoi scatti, tutti studiati e dentro lo studio, la naturalezza dei corpi ritratti, non sempre perfetti. Non sono osceni i suoi scatti, etimologicamente fuori dalla scena, perché al contrario sono sempre nella scena, costruita magistralmente dallo stesso Loviento.
Non c’è un proibito a vedersi.
Ed è un paradosso: il set è superpensato, eppure il corpo trova la sua essenza più vera. Eccitante, anche quando ha qualche chilo di troppo o è troppo magro, o ha la cellulite in vista. Fuori norma.
Laddove si perde la tipica estetica erotica maschile fatta di un immaginario di stiletti, seni prorompenti e autoreggenti, e la modella riesce a stabilire un contatto di sguardi con lo spettatore, rintraccio anche io l’eccitazione che può derivare da una foto.
L’arte è così, deve farci provare emozione, smarrimento..
ANTONELLA SOCCIO / giornalista
VESTIRE LE IGNUDE.
Le foto celebrano il corpo femminile nella sua nudità libertà espressiva, e proprio per questo diverse piattaforme online ne inibiscono la pubblicazione o impongono ridicole «censure strategiche». Il triste paradosso è che queste piattaforme social ospitano poi luoghi virtuali in cui quei corpi sono estorti, mercificati, scambiati; per tacere dei tanti luoghi mainstream in cui il corpo femminile è invariabilmente preda, oscuro oggetto del desiderio, figura ammiccante e stereotipa.
Le immagini di questa mostra, indubbiamente cariche di fascino e di erotismo, celebrano invece la donna e il suo corpo come «mistero senza fine bello», per dirla con Guido Gozzano, e sono rigorosamente basate sul consenso consapevole, sulla gratuità e sull’assenza di requisiti d’ingresso anagrafici o estetici. Queste donne non sono modelle, aspiranti starlette, influencer con profilo Onlyfans, demi mondaines di altro genere. Sono semplicemente donne, di età diverse, di fattezze più o meno conformi ai canoni estetici dominanti, accomunate solo dall’umano desiderio di vedere attestata la loro bellezza grazie all’empatia con un fotografo di talento.
Ma come realizzare la mostra in tempi di neo-puritanesimo ipocrita? Il grimaldello trovato da Loviento è di rara efficacia: mentre le foto possono essere viste «al naturale» in uno slide-show proiettato in loop in una sala, in quella adiacente si possono ammirare alcune di esse manipolate da delli Carri con uno strepitoso mix di elementi grafici, suggestioni letterarie, echi musicali. Per esaltare la multimedialità dei poster, ciascuno di essi è adorno di un QR code (sapete, una di quelle invenzioni infernali che inquadrate con il telefonino ti portano in precisi luoghi dell’online) dove si può ascoltare la «colonna sonora», leggere, in lingua originale e tradotti, i brani letterari citati e così via.
Un’esperienza affascinante e immersiva che non nasconde, e anzi esalta la nudità e l’erotismo di ogni singola immagine; la depura soltanto da qualsiasi scoria di pecoreccio e di predatorio.
Le donne di Loviento e delli Carri sono soggetto e non oggetto del desiderio; nel mentre si offrono nude all’obiettivo e alla contemplazione dei visitatori si mostrano padrone del gioco, indipendenti e libere. In questo senso la loro pelle, i loro occhi e i loro corpi sono scandalosi ed eversivi: non è un caso che la libertà del corpo femminile sia stata da sempre ostacolata e conculcata, a volte in maniera ossessiva, da tutte le società patriarcali.
Colpisce, oltre alla consumata perizia di Loviento, abilissimo a estrarre bellezza da ogni singolo scatto, la potenza e la varietà dell’immaginario evocato da delli Carri: i riferimenti letterari spaziano dalla letteratura erotica di Anaïs Nin, Charles Bukowski, Henry Miller, all’erotismo al femminile di Erica Jong a quello fumettistico di Guido Crepax fino a Pablo Neruda. Da non perdere la fanzine modello «Viveur» – il primo amore non si scorda mai – dedicata alla mostra, con il bel testo di Antonella Soccio. Un carosello seducente da cui le «ignude» vengono vestite e adornate, ma non nascoste. Un’esposizione che raccomandiamo caldamente anche per la magnifica e non frequente empatia tra i due autori e i loro talenti.
ENRICO CICCARELLI / giornalista per Bonculture
Bonculture.it > articolo originale
FOTOGRAFIA E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE: «VIETATO VIETARE», A FOGGIA UNA MOSTRA CHE SFIDA LA CENSURA DEL CORPO.
È allestita presso il FotoCineClub Foggia la mostra «Vietato Vietare – Erotismo e censura», firmata dal fotografo Nicola Loviento e dal grafico Silvano Delli Carri.
I LAVORI. Nella «casa» del FotoCineClub, le opere trovano un contesto protetto, lontano dalle restrizioni che caratterizzano il mondo digitale. Qui l’autore è libero da ogni ingabbiamento: uno spazio in cui non esistono limiti al diritto di esercitare la propria espressione artistica, al riparo dalla censura. La mostra propone tredici lavori che intrecciano nudo, grafica e letteratura, riportando al centro il tema dell’erotismo autentico e della bellezza imperfetta, in contrasto con i tabù imposti dai social e dalla società contemporanea. I riferimenti spaziano da Charles Bukowski ad Anaïs Nin, in un percorso che va oltre la semplice esposizione di immagini per invitare a riflettere sul diritto di guardare e di scegliere, in un tempo in cui la violenza sembra più tollerata dell’erotismo. Protagoniste della mostra sono donne comuni: madri, lavoratrici, studentesse, giovani e mature, che hanno deciso di mostrarsi senza veli e senza pose codificate. Non modelle, ma persone che portano sul corpo storie di rughe, curve, imperfezioni e desideri. Un atto di coraggio che restituisce autenticità all’erotismo e mette in discussione i canoni estetici imposti.
GLI AUTORI. «Le donne oggi sono più libere, si fanno fotografare più facilmente rispetto agli anni Ottanta», spiega Loviento. «Ma allora potevamo ammirare splendide fotografie di nudo sulle riviste specializzate. Oggi, invece, tutto questo è sparito, oscurato dalle regole dei social network e delle piattaforme digitali, che finiscono per limitare la creatività più della società stessa». Il contributo di delli Carri non accompagna semplicemente le fotografie: le arricchisce con riferimenti a scrittori, musicisti e artisti che hanno affrontato il tema della libertà di espressione anche nella sua dimensione sessuale. Una contaminazione che rende ogni pannello un’esperienza visiva e narrativa. Con «Vietato Vietare – Erotismo e censura», Loviento e delli Carri lanciano un messaggio forte: restituire dignità visiva al desiderio e alla bellezza autentica, riaffermando un principio che non smette di essere urgente.
L’APPUNTAMENTO.  Nel corso dell’incontro di inaugurazione si è osservato che in «Vietato Vietare» il corpo femminile è al centro, ma non nella sua forma idealizzata. A proposito, è stato chiesto quale fosse stata la sfida più grande nel raccontare la bellezza imperfetta senza cadere nello stereotipo opposto. L’autore ha spiegato che non si proponeva di fare una sfida. Ha sottolineato che quello che non sopporta riguardo al discorso del corpo delle donne, modello ideale, è che ci viene ormai imposto dall’industria perché all’industria fa comodo così. Per chi deve fare soldi fa comodo così. Un corpo imperfetto disturba, ma è la realtà. Ha aggiunto che un fotografo che non è fotografo di professione disturba perché fuori dai canoni, così come disturba una donna che si mostra e non lo fa di professione come modella. Tutti questi aspetti, ha detto, danno più fastidio rispetto a un corpo «perfetto», ma poi perfetto per chi? Ha ricordato che se noi vediamo i corpi dipinti del Quattrocento o del Cinquecento notiamo che erano diversi dai nostri canoni, più generose le forme, e probabilmente quelle donne ritratte, scolpite, adesso non sarebbero considerate tra quelle belle. Ha dichiarato di voler semplicemente esprimere la sua libertà e la libertà delle donne che si sono gentilmente prestate, come espressione artistica fuori dai canoni che oggi vengono imposti. Ha ribadito di non voler fare nessuna battaglia: lui fa queste fotografie, le ha volute mostrare anche fuori dai canoni imposti dalla censura dei social. Tante donne «imperfette» sono state fotografate e ce ne sarebbero state tante altre se non fossero state condizionate dal sistema. Ha raccontato che ci sono donne che si ritengono grasse e brutte, mentre lui le ritiene grasse e belle, ed è quello che vuole esprimere con le sue opere: la libertà di essere sé stessi anche in quelle che oggi si ritiene essere imperfezioni.
LA FOTOGRAFIA. È stato poi chiesto se credesse che la fotografia erotica e sensuale potesse tornare a occupare uno spazio culturale rispettato, come negli anni Ottanta con Newton e altri grandi autori. L’autore ha risposto: «No!». Ha affermato che rispetto agli Ottanta/Novanta abbiamo fatto molti passi indietro. Ha ricordato che sui giornali di fotografia si ammiravano, in quegli anni, delle meravigliose foto di Irina Ionesco o Jan Saudek, autori «controversi» con le loro fotografie lontane dalle riviste patinate. Con questa esposizione, il FotoCineClub Foggia conferma la propria vocazione a ospitare iniziative culturali innovative, capaci di stimolare dibattito e curiosità. «Vietato Vietare – Erotismo e censura» non è soltanto un percorso estetico, ma un atto di libertà che restituisce dignità all’erotismo autentico e invita a riflettere sulla bellezza imperfetta come espressione umana e culturale. La mostra è visitabile, nella sede di via Ester Loiodice, fino al 16 settembre 2025.
CINZIA RIZZETTI / giornalista per Foggia città aperta
Foggiacittàaperta.it > articolo originale
LA «NUDA VERITAS» DI NICOLA LOVIENTO E SILVANO DELLI CARRI: QUI I CORPI PROFUMANO DI PROIBITO.
Il fruitore delle foto stampate su pannelli con interventi grafici, viene investito della responsabilità di sentirsi parte, complice o detrattore di una indiscriminata voglia di visibilità e anche di libertà espressiva
L’universo femminile è una selva oscura di misteri e di anfratti imperscrutabili ma, al contempo, una scalata alla «Montagna sacra», spogliando le modelle di ogni orpello di modernità, obbligando quest’ultime, a rimanere nude davanti all’obiettivo: come nuda è la verità increata, come nuda è la veritas.
Difficile raccontare ciò che le immagini e i messaggi che le precedono, debbano o possano inevitabilmente rappresentare. Nella mostra a cura di Nicola Loviento e Silvano delli Carri, un mix and match di sentimenti assale il visitatore; al di là del racconto e delle intenzionalità degli autori, il fruitore delle foto stampate su pannelli con interventi grafici, viene investito della responsabilità di sentirsi parte, complice o detrattore di una indiscriminata voglia di visibilità e anche di libertà espressiva.
Una storia di bellezza, delle storie di bellezza vengono presentate a chiare lettere nelle salette espositive del FotoCineClub di Foggia di cui Loviento è presidente. Innanzitutto la bellezza che ha negli occhi il fotografo, delegato regionale della Puglia per la Fiaf, che guarda le donne con un desiderio instancabile di accedere, attraverso l’estetica, alla loro più profonda intimità. Comprende che l’universo femminile è una selva oscura di misteri e di anfratti imperscrutabili ma, al contempo, tenta una scalata alla «Montagna sacra», spogliando le modelle di ogni orpello di modernità, obbligando quest’ultime, a rimanere nude davanti all’obiettivo: come nuda è la verità increata, come nuda è la veritas. Un profumo di verità di cui è intriso tutto il concept «VietatoVietare» che ammicca al proibito attraverso un «vedo non vedo» che smaschera la censura e assottiglia il velo tra ciò che è e ciò che è dato vedere.
Gli autori in questo sono onesti nel restituirci una società che si mostra a chiaroscuro; nella quale da un lato si promuovono le intenzioni personali e i diritti acquisiti e dall’altra si impongono nuove censure a discapito delle immagini che perdono la sincerità di cui, soprattutto l’artista, si fa da sempre interprete. Una saletta per proiezioni affianca il layout della mostra vera e propria e ci riconduce attraverso «il buco della serratura» a un erotismo delle origini nel quale la femmina si mostra in tutta la sua femminilità, e le bellezze politically correct e scorrect amplificano il dato espressivo in una sequenza mozzafiato di tipi, pose e atteggiamenti. L’utilizzo del bianco e nero, aggiunge poi quel pizzico di malizia anni Ottanta che ci riconduce alla stagione migliore del nudo e delle sue infinite declinazioni per una mostra tutta da godere fino all’ultima guepiere.
Infine in un post sui social pubblicato da Silvano delli Carri, figura un avviso che recita così «La visione è consigliata a un pubblico adulto»; siamo certi che sia una provocazione del grafico (autore degli interventi sulle foto di Loviento) o probabilmente un eccesso di zelo, sottovalutando forse una generazione che vive molto meno di chiunque altro il tabù del corpo e della nudità. Ma dopotutto già Tiziano Vecellio nel celebre quadro «L’Amore sacro e l’amor profano» celebrava il corpo femminile, vestendo la cortigiana e lasciando nuda la donna che inneggiava al sacro e alla sacralità; una rappresentazione che fa luce su una interpretazione della nudità che, dopo mezzo millennio, rende questa polemica immortale quanto infida.
FRANCESCA DI GIOIA / giornalista per Il Mattino
IlMattinoquotidiano.it > articolo originale
LE MODELLE DELL’EROS (POCO) SPINTO.
«VIETATO VIETARE» è uno sberleffo alla pubblica censurta: il senso dell’eros raccontato in tredici pannelli e in un video di nudi. Inevitabilmente, con il pieno di visitatori. Scontato, vero? Non proprio. Se il titolo acchiappa la pruriginosa curiosità che c’è in ciascuno di noi, sospettiamo che alla fine qualcuno possa esserci rimasto male.
Le foto di Nicola Loviento, amante delle donne per averne fotografate a centinaia e il velo grafico a mo’ di vedo/non vedo di Silvano delli Carri, a cui è stato dato l’onere di scegliere tra le migliori e più adatte in quella selva di immagini – trascendono l’ordinario.
Corpi volontari, che si offrono all’obiettivo della naturalezza di pose qualsiasi: a cavalcini su una sedia, appoggiate al muro, languide e preoccupate, le mani sovrapposte nell’atto di doversi coprire alla bell’e meglio. «Modelle vere, non fotomodelle – dice Loviento – ognuna si mostra per quel che sa di essere: non importa l’età, il filo di cellulite».
Donne discinte, eppurte caste nella dignità di corpi espliciti. Erotismo, appunto, non pornografia: la differenza che passa tra le riviste patinate di una volta e i costumi espliciti di un cinema a luci rosse. Confine che oggi, cn i social, è diventato ancor più labile in danno soprattutto dei più giovani: Perché l’eros è fantasia, il gusto dell’immaginazione oltre le convenzioni. E i ragazzi hanno poco da immaginare a giudicare da quel che circola sul web.
Una catechesi alcontrario questo «Vietato vietare», la donna vista non come desiderio sublime, quasi celestiale, ma raffigurata come un punto di riferimento rintracciabile seguendo l’itinerario tra conoscenza, sensualità, passione. L’erotismo uguale scoperta: chi se ne accorgerà saprà rimettere a posto l’ordine delle cose.
«Vietato vietare» come dunque un richiamo d’attenzione tra posizioni oggi difficili da conciliare. Colpa del web, ma non solo: la morale e un certo bigottismo continuano a muoversi nell’ombra del pensiero debole, ma probabilmente imperante, del maschio «Alfa». E allora diciamola tutta, nudi e crudi, prendendo a prestito la… leggerezza di una massima di un poeta maledetto come Charles Bukowski: «Scopare la mente di una donna è vizio da raffinati intenditori, tutti gli altri si acconmtentano del corpo».
Allora, capito l’antifona?
MASSIMO LEVANTACI / giornalista
Massimoilblog.it > articolo originale
VIETATO VIETARE: LIBERTÀ, EROTISMO E RESISTENZA CONTRO LA CENSURA.
«Vietato vietare: erotismo e censura» è un grido silente ma potente che risuona nel FotoCineClub Foggia grazie a Nicola Loviento e Silvano delli Carri. Non si tratta solo di una mostra, ma di un manifesto visivo in difesa della libertà espressiva, che affronta i diktat di un’epoca intrappolata in falsi pudori e standard estetici prefabbricati. Questo evento è un rifugio dalla censura invisibile che plasma e distorce la percezione della realtà, con tredici opere che intrecciano nudo, grafica e letteratura per riportare l’erotismo alla sua essenza autentica, ben lontana dalla mercificazione.
Ispirati da figure audaci come Bukowski e Anaïs Nin, Loviento e delli Carri propongono una narrazione visiva che invita alla riflessione sul diritto di guardare e scegliere, opponendosi a un’epoca nella quale la violenza sembra più tollerata dell’erotismo. Le protagoniste delle fotografie di Loviento non sono modelle idealizzate, ma donne reali: madri, lavoratrici, studentesse, con corpi che raccontano la vita, le rughe, le curve, le «imperfezioni» vissute e vissute con dignità. Qui si celebra la bellezza dell’ordinario e la resilienza di corpi che sfidano gli standard imposti da una società anestetizzata.
Silvano delli Carri riveste un ruolo cruciale, non solo come collaboratore ma come interprete che arricchisce le immagini con riferimenti letterari, musicali e artistici, creando un dialogo tra le arti che amplifica il messaggio della mostra. La sua presenza trasforma l’esposizione in un’esperienza sinestetica, un invito a riflettere sull’erotismo non solo come carne, ma come spirito e verbo.
Il lavoro di Loviento si caratterizza per una libertà radicale: egli ignora i canoni estetici di perfezione e denuncia apertamente l’industria che capitalizza sulle insicurezze, esaltando invece la bellezza ≤imperfetta» come segno di vita vissuta e verità nascosta sotto la pelle. Questi corpi sono icone di resistenza, simboli di una sovranità corporea e spirituale che si oppone alle imposizioni culturali e mercificate.
Alla domanda sul futuro della fotografia erotica, Loviento risponde con un lapidario «No!»: non un rifiuto sterile, ma un richiamo a riconoscere il cambiamento culturale e la perdita di spazi di libertà. Il pudore digitale e la censura virtuale hanno sostituito il dibattito e l’apertura mentale degli anni Ottanta, facendo della mostra un atto di resistenza e creazione, una semenza gettata in un terreno arido, simbolo di speranza per una nuova coscienza più libera e umana.
«Vietato vietare» offre una riflessione profonda sulla dignità del corpo e dell’anima, celebrando l’autenticità contro la perfezione artificiale. Le fotografie di Loviento rivelano la nudità come atto di verità, lontano dalla mercificazione e dalla volgarità: rughe, smagliature e curve si trasformano in emblemi di saggezza e memoria, opponendosi all’omologazione estetica dei social media.
La fusione con delli Carri crea un’esperienza totalizzante dove la fotografia si intreccia con la letteratura, la musica e l’arte, trasformando ogni opera in un palinsesto stratificato di significati. Il loro lavoro insieme rende la mostra non un monologo, ma un dialogo continuo e stimolante, capace di toccare le corde più intime dello spettatore.
Loviento non combatte apertamente la censura, ma la aggira con una «guerriglia estetica» che mostra ciò che è vietato senza clamore, dimostrando che la vera bellezza non ha bisogno di permessi né filtri. Il suo «No!» al ritorno del passato diventa invece un «Sì!» a un nuovo paradigma culturale, capace di dare spazio a una nuova espressione libera e coraggiosa.
In conclusione, «Vietato Vietare» è un inno alla libertà di espressione, un canto di liberazione e resistenza in difesa di una bellezza autentica, imperfetta e coraggiosa. È un monito a riflettere su cosa ci è permesso vedere e su quali costi paghiamo per accettare le restrizioni imposte. La mostra invita a guardare senza veli, a riscoprire il desiderio e l’erotismo come celebrazioni della vita e della creatività umana, rompendo le catene della censura e dell’omologazione.
BARBARA PIERRO
(il testo è un estratto del commento originale)

hanno scritto…

«Questa foto contiene contenuti delicati che alcune persone potrebbero trovare offensivi e fastidiosi.»
Quanti di noi hanno dovuto fare i conti con la censura del nuovo puritanesimo social a stelle e strisce e dell’omogeneizzazione delle immagini?
Noi giornalisti conosciamo tanto i rischi che ormai autocensuriamo scatti di copertina che finiranno sulle bacheche pubbliche della nostre testate. Tette, culi e atti osceni possono essere aggiunti soltanto all’interno dell’articolo.
La libertà di certe copertine dell’Espresso sarebbe oggi impensabile. Il nostro immaginario è regredito, scaduto dentro la pornografia dilagante e quasi ignora la sperimentazione dell’arte.
L’uomo civilizzato prodotto dell’AI è un asceta della vita come diceva Max Scheler, che esonera il corpo disturbante. Mapplethorpe oggi non potrebbe pubblicare nulla, figuriamoci Irina Ionesco. E The Napalm Girl, una foto pluripremiata, commovente e puro fotogiornalismo, infatti, è stata espunta da Facebook qualche anno fa per la nudità infantile.
La nuova oscenità per citare Baudrillard è solo foodporn. Merce, marchi, visione estetizzante di un paesaggio e di corpi pieni di filtri.
Cosa provo di fronte alle foto erotiche di Nicola Loviento, che negli anni ha dovuto, per i social, normalizzarsi ed espellere il nudo e adeguarsi talvolta alle stelline sulle tettine?
Le sue foto sono senza dubbio bordello senza muri. E qualcuna mi disturba, lo ammetto. Negli anni ho trovato alcuni suoi lavori molto forti, mai pornografici, ma forse degradanti. Ma è il corpo a degradarci, il sesso è sempre sottomissione, secondo alcune concezioni femministe che sento incistate dentro il mio sguardo.
Ho sempre apprezzato dei suoi scatti, tutti studiati e dentro lo studio, la naturalezza dei corpi ritratti, non sempre perfetti. Non sono osceni i suoi scatti, etimologicamente fuori dalla scena, perché al contrario sono sempre nella scena, costruita magistralmente dallo stesso Loviento.
Non c’è un proibito a vedersi.
Ed è un paradosso: il set è superpensato, eppure il corpo trova la sua essenza più vera. Eccitante, anche quando ha qualche chilo di troppo o è troppo magro, o ha la cellulite in vista. Fuori norma.
Laddove si perde la tipica estetica erotica maschile fatta di un immaginario di stiletti, seni prorompenti e autoreggenti, e la modella riesce a stabilire un contatto di sguardi con lo spettatore, rintraccio anche io l’eccitazione che può derivare da una foto.
L’arte è così, deve farci provare emozione, smarrimento..
ANTONELLA SOCCIO / giornalista
VESTIRE LE IGNUDE.
Le foto celebrano il corpo femminile nella sua nudità libertà espressiva, e proprio per questo diverse piattaforme online ne inibiscono la pubblicazione o impongono ridicole «censure strategiche». Il triste paradosso è che queste piattaforme social ospitano poi luoghi virtuali in cui quei corpi sono estorti, mercificati, scambiati; per tacere dei tanti luoghi mainstream in cui il corpo femminile è invariabilmente preda, oscuro oggetto del desiderio, figura ammiccante e stereotipa.
Le immagini di questa mostra, indubbiamente cariche di fascino e di erotismo, celebrano invece la donna e il suo corpo come «mistero senza fine bello», per dirla con Guido Gozzano, e sono rigorosamente basate sul consenso consapevole, sulla gratuità e sull’assenza di requisiti d’ingresso anagrafici o estetici. Queste donne non sono modelle, aspiranti starlette, influencer con profilo Onlyfans, demi mondaines di altro genere. Sono semplicemente donne, di età diverse, di fattezze più o meno conformi ai canoni estetici dominanti, accomunate solo dall’umano desiderio di vedere attestata la loro bellezza grazie all’empatia con un fotografo di talento.
Ma come realizzare la mostra in tempi di neo-puritanesimo ipocrita? Il grimaldello trovato da Loviento è di rara efficacia: mentre le foto possono essere viste «al naturale» in uno slide-show proiettato in loop in una sala, in quella adiacente si possono ammirare alcune di esse manipolate da delli Carri con uno strepitoso mix di elementi grafici, suggestioni letterarie, echi musicali. Per esaltare la multimedialità dei poster, ciascuno di essi è adorno di un QR code (sapete, una di quelle invenzioni infernali che inquadrate con il telefonino ti portano in precisi luoghi dell’online) dove si può ascoltare la «colonna sonora», leggere, in lingua originale e tradotti, i brani letterari citati e così via.
Un’esperienza affascinante e immersiva che non nasconde, e anzi esalta la nudità e l’erotismo di ogni singola immagine; la depura soltanto da qualsiasi scoria di pecoreccio e di predatorio.
Le donne di Loviento e delli Carri sono soggetto e non oggetto del desiderio; nel mentre si offrono nude all’obiettivo e alla contemplazione dei visitatori si mostrano padrone del gioco, indipendenti e libere. In questo senso la loro pelle, i loro occhi e i loro corpi sono scandalosi ed eversivi: non è un caso che la libertà del corpo femminile sia stata da sempre ostacolata e conculcata, a volte in maniera ossessiva, da tutte le società patriarcali.
Colpisce, oltre alla consumata perizia di Loviento, abilissimo a estrarre bellezza da ogni singolo scatto, la potenza e la varietà dell’immaginario evocato da delli Carri: i riferimenti letterari spaziano dalla letteratura erotica di Anaïs Nin, Charles Bukowski, Henry Miller, all’erotismo al femminile di Erica Jong a quello fumettistico di Guido Crepax fino a Pablo Neruda. Da non perdere la fanzine modello «Viveur» – il primo amore non si scorda mai – dedicata alla mostra, con il bel testo di Antonella Soccio. Un carosello seducente da cui le «ignude» vengono vestite e adornate, ma non nascoste. Un’esposizione che raccomandiamo caldamente anche per la magnifica e non frequente empatia tra i due autori e i loro talenti.
ENRICO CICCARELLI / giornalista per Bonculture
Bonculture.it > articolo originale
FOTOGRAFIA E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE: «VIETATO VIETARE», A FOGGIA UNA MOSTRA CHE SFIDA LA CENSURA DEL CORPO.
È allestita presso il FotoCineClub Foggia la mostra «Vietato Vietare – Erotismo e censura», firmata dal fotografo Nicola Loviento e dal grafico Silvano Delli Carri.
I LAVORI. Nella «casa» del FotoCineClub, le opere trovano un contesto protetto, lontano dalle restrizioni che caratterizzano il mondo digitale. Qui l’autore è libero da ogni ingabbiamento: uno spazio in cui non esistono limiti al diritto di esercitare la propria espressione artistica, al riparo dalla censura. La mostra propone tredici lavori che intrecciano nudo, grafica e letteratura, riportando al centro il tema dell’erotismo autentico e della bellezza imperfetta, in contrasto con i tabù imposti dai social e dalla società contemporanea. I riferimenti spaziano da Charles Bukowski ad Anaïs Nin, in un percorso che va oltre la semplice esposizione di immagini per invitare a riflettere sul diritto di guardare e di scegliere, in un tempo in cui la violenza sembra più tollerata dell’erotismo. Protagoniste della mostra sono donne comuni: madri, lavoratrici, studentesse, giovani e mature, che hanno deciso di mostrarsi senza veli e senza pose codificate. Non modelle, ma persone che portano sul corpo storie di rughe, curve, imperfezioni e desideri. Un atto di coraggio che restituisce autenticità all’erotismo e mette in discussione i canoni estetici imposti.
GLI AUTORI. «Le donne oggi sono più libere, si fanno fotografare più facilmente rispetto agli anni Ottanta», spiega Loviento. «Ma allora potevamo ammirare splendide fotografie di nudo sulle riviste specializzate. Oggi, invece, tutto questo è sparito, oscurato dalle regole dei social network e delle piattaforme digitali, che finiscono per limitare la creatività più della società stessa». Il contributo di delli Carri non accompagna semplicemente le fotografie: le arricchisce con riferimenti a scrittori, musicisti e artisti che hanno affrontato il tema della libertà di espressione anche nella sua dimensione sessuale. Una contaminazione che rende ogni pannello un’esperienza visiva e narrativa. Con «Vietato Vietare – Erotismo e censura», Loviento e delli Carri lanciano un messaggio forte: restituire dignità visiva al desiderio e alla bellezza autentica, riaffermando un principio che non smette di essere urgente.
L’APPUNTAMENTO.  Nel corso dell’incontro di inaugurazione si è osservato che in «Vietato Vietare» il corpo femminile è al centro, ma non nella sua forma idealizzata. A proposito, è stato chiesto quale fosse stata la sfida più grande nel raccontare la bellezza imperfetta senza cadere nello stereotipo opposto. L’autore ha spiegato che non si proponeva di fare una sfida. Ha sottolineato che quello che non sopporta riguardo al discorso del corpo delle donne, modello ideale, è che ci viene ormai imposto dall’industria perché all’industria fa comodo così. Per chi deve fare soldi fa comodo così. Un corpo imperfetto disturba, ma è la realtà. Ha aggiunto che un fotografo che non è fotografo di professione disturba perché fuori dai canoni, così come disturba una donna che si mostra e non lo fa di professione come modella. Tutti questi aspetti, ha detto, danno più fastidio rispetto a un corpo «perfetto», ma poi perfetto per chi? Ha ricordato che se noi vediamo i corpi dipinti del Quattrocento o del Cinquecento notiamo che erano diversi dai nostri canoni, più generose le forme, e probabilmente quelle donne ritratte, scolpite, adesso non sarebbero considerate tra quelle belle. Ha dichiarato di voler semplicemente esprimere la sua libertà e la libertà delle donne che si sono gentilmente prestate, come espressione artistica fuori dai canoni che oggi vengono imposti. Ha ribadito di non voler fare nessuna battaglia: lui fa queste fotografie, le ha volute mostrare anche fuori dai canoni imposti dalla censura dei social. Tante donne «imperfette» sono state fotografate e ce ne sarebbero state tante altre se non fossero state condizionate dal sistema. Ha raccontato che ci sono donne che si ritengono grasse e brutte, mentre lui le ritiene grasse e belle, ed è quello che vuole esprimere con le sue opere: la libertà di essere sé stessi anche in quelle che oggi si ritiene essere imperfezioni.
LA FOTOGRAFIA. È stato poi chiesto se credesse che la fotografia erotica e sensuale potesse tornare a occupare uno spazio culturale rispettato, come negli anni Ottanta con Newton e altri grandi autori. L’autore ha risposto: «No!». Ha affermato che rispetto agli Ottanta/Novanta abbiamo fatto molti passi indietro. Ha ricordato che sui giornali di fotografia si ammiravano, in quegli anni, delle meravigliose foto di Irina Ionesco o Jan Saudek, autori «controversi» con le loro fotografie lontane dalle riviste patinate. Con questa esposizione, il FotoCineClub Foggia conferma la propria vocazione a ospitare iniziative culturali innovative, capaci di stimolare dibattito e curiosità. «Vietato Vietare – Erotismo e censura» non è soltanto un percorso estetico, ma un atto di libertà che restituisce dignità all’erotismo autentico e invita a riflettere sulla bellezza imperfetta come espressione umana e culturale. La mostra è visitabile, nella sede di via Ester Loiodice, fino al 16 settembre 2025.
CINZIA RIZZETTI / giornalista per Foggia città aperta
Foggiacittàaperta.it > articolo originale
LA «NUDA VERITAS» DI NICOLA LOVIENTO E SILVANO DELLI CARRI: QUI I CORPI PROFUMANO DI PROIBITO.
Il fruitore delle foto stampate su pannelli con interventi grafici, viene investito della responsabilità di sentirsi parte, complice o detrattore di una indiscriminata voglia di visibilità e anche di libertà espressiva
L’universo femminile è una selva oscura di misteri e di anfratti imperscrutabili ma, al contempo, una scalata alla «Montagna sacra», spogliando le modelle di ogni orpello di modernità, obbligando quest’ultime, a rimanere nude davanti all’obiettivo: come nuda è la verità increata, come nuda è la veritas.
Difficile raccontare ciò che le immagini e i messaggi che le precedono, debbano o possano inevitabilmente rappresentare. Nella mostra a cura di Nicola Loviento e Silvano delli Carri, un mix and match di sentimenti assale il visitatore; al di là del racconto e delle intenzionalità degli autori, il fruitore delle foto stampate su pannelli con interventi grafici, viene investito della responsabilità di sentirsi parte, complice o detrattore di una indiscriminata voglia di visibilità e anche di libertà espressiva.
Una storia di bellezza, delle storie di bellezza vengono presentate a chiare lettere nelle salette espositive del FotoCineClub di Foggia di cui Loviento è presidente. Innanzitutto la bellezza che ha negli occhi il fotografo, delegato regionale della Puglia per la Fiaf, che guarda le donne con un desiderio instancabile di accedere, attraverso l’estetica, alla loro più profonda intimità. Comprende che l’universo femminile è una selva oscura di misteri e di anfratti imperscrutabili ma, al contempo, tenta una scalata alla «Montagna sacra», spogliando le modelle di ogni orpello di modernità, obbligando quest’ultime, a rimanere nude davanti all’obiettivo: come nuda è la verità increata, come nuda è la veritas. Un profumo di verità di cui è intriso tutto il concept «VietatoVietare» che ammicca al proibito attraverso un «vedo non vedo» che smaschera la censura e assottiglia il velo tra ciò che è e ciò che è dato vedere.
Gli autori in questo sono onesti nel restituirci una società che si mostra a chiaroscuro; nella quale da un lato si promuovono le intenzioni personali e i diritti acquisiti e dall’altra si impongono nuove censure a discapito delle immagini che perdono la sincerità di cui, soprattutto l’artista, si fa da sempre interprete. Una saletta per proiezioni affianca il layout della mostra vera e propria e ci riconduce attraverso «il buco della serratura» a un erotismo delle origini nel quale la femmina si mostra in tutta la sua femminilità, e le bellezze politically correct e scorrect amplificano il dato espressivo in una sequenza mozzafiato di tipi, pose e atteggiamenti. L’utilizzo del bianco e nero, aggiunge poi quel pizzico di malizia anni Ottanta che ci riconduce alla stagione migliore del nudo e delle sue infinite declinazioni per una mostra tutta da godere fino all’ultima guepiere.
Infine in un post sui social pubblicato da Silvano delli Carri, figura un avviso che recita così «La visione è consigliata a un pubblico adulto»; siamo certi che sia una provocazione del grafico (autore degli interventi sulle foto di Loviento) o probabilmente un eccesso di zelo, sottovalutando forse una generazione che vive molto meno di chiunque altro il tabù del corpo e della nudità. Ma dopotutto già Tiziano Vecellio nel celebre quadro «L’Amore sacro e l’amor profano» celebrava il corpo femminile, vestendo la cortigiana e lasciando nuda la donna che inneggiava al sacro e alla sacralità; una rappresentazione che fa luce su una interpretazione della nudità che, dopo mezzo millennio, rende questa polemica immortale quanto infida.
FRANCESCA DI GIOIA / giornalista per Il Mattino
IlMattinoquotidiano.it > articolo originale
LE MODELLE DELL’EROS (POCO) SPINTO.
«VIETATO VIETARE» è uno sberleffo alla pubblica censurta: il senso dell’eros raccontato in tredici pannelli e in un video di nudi. Inevitabilmente, con il pieno di visitatori. Scontato, vero? Non proprio. Se il titolo acchiappa la pruriginosa curiosità che c’è in ciascuno di noi, sospettiamo che alla fine qualcuno possa esserci rimasto male.
Le foto di Nicola Loviento, amante delle donne per averne fotografate a centinaia e il velo grafico a mo’ di vedo/non vedo di Silvano delli Carri, a cui è stato dato l’onere di scegliere tra le migliori e più adatte in quella selva di immagini – trascendono l’ordinario.
Corpi volontari, che si offrono all’obiettivo della naturalezza di pose qualsiasi: a cavalcini su una sedia, appoggiate al muro, languide e preoccupate, le mani sovrapposte nell’atto di doversi coprire alla bell’e meglio. «Modelle vere, non fotomodelle – dice Loviento – ognuna si mostra per quel che sa di essere: non importa l’età, il filo di cellulite».
Donne discinte, eppurte caste nella dignità di corpi espliciti. Erotismo, appunto, non pornografia: la differenza che passa tra le riviste patinate di una volta e i costumi espliciti di un cinema a luci rosse. Confine che oggi, cn i social, è diventato ancor più labile in danno soprattutto dei più giovani: Perché l’eros è fantasia, il gusto dell’immaginazione oltre le convenzioni. E i ragazzi hanno poco da immaginare a giudicare da quel che circola sul web.
Una catechesi alcontrario questo «Vietato vietare», la donna vista non come desiderio sublime, quasi celestiale, ma raffigurata come un punto di riferimento rintracciabile seguendo l’itinerario tra conoscenza, sensualità, passione. L’erotismo uguale scoperta: chi se ne accorgerà saprà rimettere a posto l’ordine delle cose.
«Vietato vietare» come dunque un richiamo d’attenzione tra posizioni oggi difficili da conciliare. Colpa del web, ma non solo: la morale e un certo bigottismo continuano a muoversi nell’ombra del pensiero debole, ma probabilmente imperante, del maschio «Alfa». E allora diciamola tutta, nudi e crudi, prendendo a prestito la… leggerezza di una massima di un poeta maledetto come Charles Bukowski: «Scopare la mente di una donna è vizio da raffinati intenditori, tutti gli altri si acconmtentano del corpo».
Allora, capito l’antifona?
MASSIMO LEVANTACI / giornalista
Massimoilblog.it > articolo originale
VIETATO VIETARE: LIBERTÀ, EROTISMO E RESISTENZA CONTRO LA CENSURA.
«Vietato vietare: erotismo e censura» è un grido silente ma potente che risuona nel FotoCineClub Foggia grazie a Nicola Loviento e Silvano delli Carri. Non si tratta solo di una mostra, ma di un manifesto visivo in difesa della libertà espressiva, che affronta i diktat di un’epoca intrappolata in falsi pudori e standard estetici prefabbricati. Questo evento è un rifugio dalla censura invisibile che plasma e distorce la percezione della realtà, con tredici opere che intrecciano nudo, grafica e letteratura per riportare l’erotismo alla sua essenza autentica, ben lontana dalla mercificazione.
Ispirati da figure audaci come Bukowski e Anaïs Nin, Loviento e delli Carri propongono una narrazione visiva che invita alla riflessione sul diritto di guardare e scegliere, opponendosi a un’epoca nella quale la violenza sembra più tollerata dell’erotismo. Le protagoniste delle fotografie di Loviento non sono modelle idealizzate, ma donne reali: madri, lavoratrici, studentesse, con corpi che raccontano la vita, le rughe, le curve, le «imperfezioni» vissute e vissute con dignità. Qui si celebra la bellezza dell’ordinario e la resilienza di corpi che sfidano gli standard imposti da una società anestetizzata.
Silvano delli Carri riveste un ruolo cruciale, non solo come collaboratore ma come interprete che arricchisce le immagini con riferimenti letterari, musicali e artistici, creando un dialogo tra le arti che amplifica il messaggio della mostra. La sua presenza trasforma l’esposizione in un’esperienza sinestetica, un invito a riflettere sull’erotismo non solo come carne, ma come spirito e verbo.
Il lavoro di Loviento si caratterizza per una libertà radicale: egli ignora i canoni estetici di perfezione e denuncia apertamente l’industria che capitalizza sulle insicurezze, esaltando invece la bellezza ≤imperfetta» come segno di vita vissuta e verità nascosta sotto la pelle. Questi corpi sono icone di resistenza, simboli di una sovranità corporea e spirituale che si oppone alle imposizioni culturali e mercificate.
Alla domanda sul futuro della fotografia erotica, Loviento risponde con un lapidario «No!»: non un rifiuto sterile, ma un richiamo a riconoscere il cambiamento culturale e la perdita di spazi di libertà. Il pudore digitale e la censura virtuale hanno sostituito il dibattito e l’apertura mentale degli anni Ottanta, facendo della mostra un atto di resistenza e creazione, una semenza gettata in un terreno arido, simbolo di speranza per una nuova coscienza più libera e umana.
«Vietato vietare» offre una riflessione profonda sulla dignità del corpo e dell’anima, celebrando l’autenticità contro la perfezione artificiale. Le fotografie di Loviento rivelano la nudità come atto di verità, lontano dalla mercificazione e dalla volgarità: rughe, smagliature e curve si trasformano in emblemi di saggezza e memoria, opponendosi all’omologazione estetica dei social media.
La fusione con delli Carri crea un’esperienza totalizzante dove la fotografia si intreccia con la letteratura, la musica e l’arte, trasformando ogni opera in un palinsesto stratificato di significati. Il loro lavoro insieme rende la mostra non un monologo, ma un dialogo continuo e stimolante, capace di toccare le corde più intime dello spettatore.
Loviento non combatte apertamente la censura, ma la aggira con una «guerriglia estetica» che mostra ciò che è vietato senza clamore, dimostrando che la vera bellezza non ha bisogno di permessi né filtri. Il suo «No!» al ritorno del passato diventa invece un «Sì!» a un nuovo paradigma culturale, capace di dare spazio a una nuova espressione libera e coraggiosa.
In conclusione, «Vietato Vietare» è un inno alla libertà di espressione, un canto di liberazione e resistenza in difesa di una bellezza autentica, imperfetta e coraggiosa. È un monito a riflettere su cosa ci è permesso vedere e su quali costi paghiamo per accettare le restrizioni imposte. La mostra invita a guardare senza veli, a riscoprire il desiderio e l’erotismo come celebrazioni della vita e della creatività umana, rompendo le catene della censura e dell’omologazione.
BARBARA PIERRO
(il testo è un estratto del commento originale)

playlist

01    Claude Debussy / Clair De Lune
02    Bauhaus / Bela Lugosi’s Dead
03    The Doors / Strange Day
04    Kae Tempest / Firesmoke
05    Nada / Amore disperato
06    Jane’s Addiction / Classic Girl
07    U2 / Dirty Day
08    The Verve / Bitter Sweet Symphony
09    Fiona Apple / Criminal
10    Giulia Mei / Bandiera
11     Sia / Breathe Me
12    Florence + the Machine / Cosmic Love
13    Chris Isaak / Wicked Game
14    Moby / Porcelain
15    Marvin Gaye / Sexual Healing
16    Prince / Erotic City
17    Prince / Kiss
18    Aretha Franklin / Respect
19    Helen Reddy / I Am Woman
20   Emmy Meli / I Am Woman